Sussidi per le Scritture
Esodo 35–40; Levitico 1; 4; 16; 19


Sussidi per le Scritture

Esodo 35–40; Levitico 1; 4; 16; 19

Tramite Mosè, il Signore comanda agli Israeliti di costruire un tabernacolo nel deserto. Lo scopo del tabernacolo è quello di essere un santuario in cui il Signore possa dimorare tra il Suo popolo. Gli Israeliti forniscono di buon grado il materiale necessario alla costruzione del tabernacolo e degli abili operai realizzano ognuno dei suoi componenti. Una volta ultimato, la gloria del Signore riempie il tabernacolo. Il Signore inoltre rivela a Mosè come gli Israeliti devono offrirGli vari tipi di sacrifici. Questi sacrifici rimandano al sacrificio espiatorio di Gesù Cristo e aiutano gli Israeliti a confidare in Geova per ottenere la redenzione.

Risorse

Nota: la citazione di una fonte non pubblicata da La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni non implica che essa o il suo autore siano approvati dalla Chiesa o rappresentino la posizione ufficiale della Chiesa.

Approfondimenti e contesto

Esodo 35–40

Qual era lo scopo del tabernacolo?

Durante i quaranta giorni in cui Mosè rimase sul monte Sinai, Dio gli comandò di costruire un santuario, o tabernacolo, in modo che il Signore potesse “abitare” tra il Suo popolo. Il tabernacolo servì come luogo centrale del culto reso dagli Israeliti durante il loro viaggio nel deserto e verso la terra promessa. Poiché il tabernacolo era portatile, gli Israeliti potevano smontarlo e rimontarlo durante il loro viaggio nel deserto.

il tabernacolo con il cortile esterno, il luogo santo e il luogo santissimo [chiamato anche Santo dei Santi]

The Ancient Tabernacle [l’antico tabernacolo], di Bradley Clark

Così come lo sono i templi ai nostri giorni, il tabernacolo era la casa del Signore. Gli oggetti e le ordinanze nel tabernacolo insegnavano simbolicamente agli Israeliti il viaggio che compivano in questa vita e il loro ritorno alla presenza di Dio.

Il tabernacolo era diviso in tre sezioni principali: il cortile esterno, il luogo santo e il luogo santissimo, chiamato anche Santo dei Santi. Ogni spazio rappresentava una crescente vicinanza alla santa presenza di Dio.

illustrazione dei manufatti che si trovavano nel Tabernacolo

Nell’antico tabernacolo si trovavano questi oggetti:

Altare del sacrificio

(Esodo 38:1–7; vedere anche Esodo 29:10–14)

L’altare nel cortile esterno veniva usato per i sacrifici animali. Il sacrificio era una parte importante del culto per gli Israeliti. I sacrifici animali erano un simbolo del sacrificio espiatorio di Gesù Cristo. Tramite i sacrifici, gli antichi israeliti dimostravano la loro devozione a Dio, chiedevano il perdono dei peccati ed esprimevano gratitudine.

illustrazione di un altare del sacrificio fatto di bronzo

Conca d’acqua

(Esodo 38:8; 40:30–32)

La conca, cioè una bacinella per l’acqua, veniva posta tra l’altare del sacrificio e l’ingresso del tabernacolo. Qui i sacerdoti si lavavano le mani e i piedi prima di entrare nel tabernacolo o di compiere cerimonie sull’altare del sacrificio. Questo serviva a ricordare agli Israeliti la necessità di essere puri per prendere parte alle sacre ordinanze e prepararsi a entrare alla presenza del Signore.

illustrazione di una conca di rame usata per le abluzioni nel tabernacolo

Tavola del pane della presentazione

(Esodo 40:22–23; vedere anche Esodo 25:23–30; Levitico 24:5–9)

Ogni sabato i sacerdoti mettevano dodici pagnotte senza lievito sulla tavola del pane della presentazione. Le pagnotte servivano a ricordare agli Israeliti che Geova provvedeva a loro costantemente. Ogni sabato, quando mettevano in tavola delle pagnotte nuove, i sacerdoti mangiavano quelle vecchie come simbolo di una sacra comunione con Dio.

Il termine pane della presentazione, o “pane della presenza”, indica la presenza di Dio nel tabernacolo. Il pane è usato nelle Scritture come simbolo di Gesù Cristo. Inoltre, le dodici pagnotte rappresentavano le dodici tribù di Israele. La collocazione del pane nel luogo santo del tabernacolo serviva a ricordare che ogni tribù era continuamente presente davanti agli occhi del Signore.

illustrazione di una tavola dorata con il pane della presentazione

Candelabro

(Esodo 37:17–24)

Il candelabro, conosciuto anche con il nome ebraico menorah, era posto di fronte alla tavola del pane della presentazione nel tabernacolo. Le sue sette lampade bruciavano olio d’oliva puro per dare luce al luogo santo. La luce è un simbolo di Gesù Cristo, che è “la luce del mondo”. La luce delle lampade può anche simboleggiare altre fonti di luce con cui il Signore ci ha benedetti, tra cui lo Spirito Santo e le Scritture. L’olio d’oliva può essere un simbolo di purezza, dell’influenza dello Spirito Santo e del sangue espiatorio di Gesù Cristo.

illustrazione di un candelabro d’oro con sette lampade

Altare dei profumi

(Esodo 37:25–29; 40:26–27)

L’altare dei profumi era collocato davanti al velo che dava accesso al Santo dei Santi. Su questo altare il sommo sacerdote bruciava incenso ogni mattina e ogni sera. Il fumo dell’incenso rappresentava le preghiere del popolo che salivano verso Dio.

illustrazione di un altare d’oro per l’incenso

Velo

(Esodo 36:35; 40:21; vedere anche Esodo 26:31–33)

Il velo separava il luogo santo dal Santo dei Santi. Era fatto di lino tinto di color violaceo, porpora e scarlatto ed era ricamato con immagini di cherubini. Il velo del tempio rappresentava la “separazione tra Dio e l’uomo”. Una volta all’anno, nel Giorno dell’Espiazione, il sommo sacerdote attraversava il velo per entrare nel Santo dei Santi, che rappresentava la presenza di Dio.

L’Epistola agli Ebrei insegna che il velo era un simbolo della carne e del sangue di Gesù Cristo. Proprio come il velo del tempio dava al sommo sacerdote accesso al Santo dei Santi, è solo tramite Gesù Cristo e la Sua Espiazione che noi possiamo essere ammessi alla presenza di Dio.

un’illustrazione del velo davanti al Santo dei Santi nel tabernacolo

L’arca dell’alleanza

(Esodo 37:1–9; 40:20–21; vedere anche Esodo 25:21–22)

L’arca dell’alleanza era l’unico oggetto nel Santo dei Santi. Era un grande contenitore di legno pregiato rivestito d’oro. Il coperchio, chiamato propiziatorio, era fatto d’oro e sopra di esso c’erano due angeli chiamati cherubini. Il propiziatorio rappresentava il trono di Dio. Dopo aver dato a Mosè le istruzioni per realizzare l’arca dell’alleanza, il Signore promise: “Lì io mi incontrerò con te; e di sul propiziatorio […] ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti”.

Le tavole che contenevano la legge data a Mosè sul monte Sinai furono poste all’interno dell’arca dell’alleanza. Nel corso degli anni furono aggiunte altre sacre reliquie, tra cui un vaso di manna, il bastone di Aaronne e un rotolo della legge. Gli Israeliti trattavano l’arca con la massima riverenza e recitavano delle preghiere prima che l’arca venisse spostata o messa al suo posto.

illustrazione dell’arca dell’alleanza rivestita d’oro

Esodo 35:19; 38:21; 39:27

Quali differenze c’erano tra le responsabilità sacerdotali di Aaronne e dei suoi figli rispetto a quelle degli altri Leviti?

Mentre parlava con Mosè sul monte Sinai, il Signore dichiarò che Aaronne e i suoi figli avrebbero esercitato “l’ufficio di sacerdote”. Le rivelazioni moderne specificano che Aaronne e i suoi figli ricevettero il Sacerdozio di Aaronne (o Levitico). Anche se altri maschi della tribù di Levi ricevettero il Sacerdozio di Aaronne, solo Aaronne e i suoi discendenti furono nominati sacerdoti. Aaronne fu inoltre designato come primo sommo sacerdote, ossia l’autorità presiedente del Sacerdozio Levitico. Gli uffici maggiori nel sacerdozio levitico detenuti da Aaronne e dai suoi figli li autorizzavano a officiare nelle sacre ordinanze celebrate nel tabernacolo.

Mosè pone le mani sul capo di Aaronne

Mosè chiama Aaronne al ministero, di Harry Anderson

Esodo 39; 40:12–15

Perché il Signore comandò a Mosè di lavare, ungere e rivestire Aaronne e i suoi figli?

Le cerimonie dell’abluzione, dell’unzione e della vestizione con gli indumenti sacri contribuirono a preparare Aaronne e i suoi figli a officiare nelle sacre ordinanze del tabernacolo. L’abluzione simboleggiava la purificazione spirituale. Quando li unse con olio sacro, Mosè mise a parte Aaronne e i suoi figli per svolgere i loro doveri speciali al servizio di Dio.

I sacerdoti israeliti indossavano quattro indumenti fondamentali: brache di lino (indumenti intimi), una cintura, una mitra e una tunica. Aaronne e i sommi sacerdoti successivi indossavano altri quattro capi: un manto, un pettorale, un efod e un diadema santo placcato in oro sul copricapo. Come gli indumenti associati alle ordinanze del tempio ai nostri giorni, quelli indossati dai sacerdoti israeliti erano sacri e profondamente simbolici. Cosa ancora più significativa, molti aspetti dell’abbigliamento dei sommi sacerdoti rimandavano a Gesù Cristo, il “grande sommo sacerdote”.

Ecco una descrizione dei diversi componenti dell’abbigliamento del sommo sacerdote:

illustrazione dei diversi componenti dell’abbigliamento del sommo sacerdote

Efod

(Esodo 39:2–4)

L’efod era un tipo di grembiule con intrecci d’oro nella tela. Aveva due spalline, ciascuna contenente una pietra di onice con incisi i nomi di metà delle tribù d’Israele.

Cintura

(Esodo 39:5)

La cintura era una fascia ricamata che cingeva la vita.

Pettorale

(Esodo 39:8–21)

Il pettorale era un pezzo di tessuto ricamato fissato sopra l’efod sul petto del sommo sacerdote. Era chiamato “il pettorale del giudizio”. Sulla parte anteriore erano incastonate dodici pietre di colori diversi, ciascuna con inciso il nome di una delle tribù d’Israele. Anche l’Urim e Thummim era posto all’interno del pettorale.

Manto

(Esodo 39:22–26)

Realizzato in un unico pezzo di materiale blu senza cuciture, il manto arrivava alle ginocchia estendendosi oltre l’efod. Le frange erano ornate con campanelli dorati e melagrane di stoffa.

Tunica

(Esodo 39:27)

La tunica era un indumento di lino che arrivava alle ginocchia o più giù. La parola ebraica tradotta con “lino fino” indica che la tunica era bianca, un colore associato nelle Scritture alla purezza.

Mitra

(Esodo 39:28)

Una mitra era un copricapo o una cuffia di lino.

Sacro diadema

(Esodo 39:30–31)

Il sacro diadema era una lamina d’oro posta sulla fronte del sommo sacerdote e fissata alla mitra con un nastro violaceo. Sulla lamina d’oro era incisa la frase “Santo all’Eterno”.

Esodo 40:34–38

Che cosa simboleggiano la nuvola e il fuoco sopra il tabernacolo?

Vedere “Esodo 14:19–20, 24. Qual era lo scopo della colonna di nuvola e di fuoco?”.

Levitico

Che cos’è il libro di Levitico?

La parola Levitico deriva da una parola greca che significa “cose pertinenti ai Leviti”. Il libro contiene istruzioni per i Leviti sui loro doveri sacerdotali, come la celebrazione di sacrifici animali e altri rituali che avevano luogo all’interno del tabernacolo. Levitico contiene anche le istruzioni del Signore rivolte a tutta Israele. Grazie a queste istruzioni, conosciamo le leggi, i riti, le cerimonie e le festività che insegnavano a Israele come essere un popolo puro, santo e distinto dal mondo.

Il fulcro del libro di Levitico è il concetto di espiazione, un termine che ricorre più frequentemente in questo libro che in qualsiasi altro libro di Scritture. La parola espiazione è la traduzione di una parola ebraica che significa “coprire” o “cancellare”. Le pratiche della legge di Mosè stavano a indicare a Israele il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo, che alla fine avrebbe purificato e redento tutti coloro che Lo seguono.

Levitico 1–7

Qual era lo scopo dei sacrifici richiesti dalla legge di Mosè?

La legge del sacrificio iniziò con il comandamento dato dal Signore ad Adamo ed Eva di “[offrire] i primogeniti dei loro greggi come offerta al Signore”. In seguito, quando il Signore istituì la legge di Mosè, la varietà e la frequenza delle offerte sacrificali aumentarono. I primi sette capitoli di Levitico contengono istruzioni sui vari sacrifici che fu comandato di compiere a Israele.

Come i sacrifici celebrati in tempi ancora più antichi, queste offerte rimandavano Israele a Gesù Cristo e al Suo sacrificio espiatorio. Ad esempio, gli olocausti prevedevano il sacrificio di un animale primogenito maschio senza difetto, e la maggior parte delle offerte richiedeva lo spargimento del sangue di un animale. Parlando di questi sacrifici, il presidente Russell M. Nelson ha osservato che Gesù Cristo “era il primogenito Agnello di Dio, senza difetti. Il Suo sacrificio ebbe luogo mediante lo spargimento del Suo sangue”. Inoltre, gli olocausti dovevano essere consumati completamente dal fuoco sull’altare, ricordando così a Israele il sacrificio completo e infinito che Gesù Cristo avrebbe compiuto.

uomo che presenta un agnello in sacrificio a due sacerdoti leviti

Illustrazione di Israeliti che portano un agnello presso il tabernacolo, di Robert T. Barrett

Oltre a guidare Israele verso Gesù Cristo, la legge del sacrificio aveva anche lo scopo di aiutarli a diventare più santi. Offrendo al Signore di “propria spontanea volontà” beni preziosi e necessari per il sostentamento della vita, gli Israeliti dimostravano il loro impegno verso Dio. Tramite le loro offerte sacrificali, gli Israeliti potevano ricevere il perdono dei peccati, esprimere gratitudine a Dio e rafforzare il loro rapporto di alleanza con Lui.

Il sacrificio animale ebbe fine con la morte di Gesù Cristo, la cui Espiazione fu il “grande e ultimo sacrificio”. Il presidente M. Russell Ballard ha spiegato: “Dopo l’estremo sacrificio del Salvatore furono fatte due variazioni a questa legge. Primo, l’ordinanza del sacramento sostituì l’ordinanza del sacrificio; e secondo, questo cambiamento spostò il centro del sacrificio dall’animale di una persona alla persona stessa. In un certo senso, il sacrificio si spostò dall’offerta all’offerente”. Ai nostri giorni, ai seguaci di Gesù Cristo viene comandato di prendere il sacramento in ricordo del Salvatore. Ci viene anche comandato di “[offrire] in sacrificio [al Salvatore] un cuore spezzato e uno spirito contrito”.

Levitico 16

Cos’era il Giorno dell’Espiazione?

Il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur in ebraico) era il giorno sacro più importante dell’anno per l’antico Israele. Era un giorno di digiuno e rinnovamento, durante il quale il sommo sacerdote compiva simbolicamente, “per i figli d’Israele, l’espiazione di tutti i loro peccati”.

Questo giorno era speciale perché era l’unica occasione in cui il sommo sacerdote poteva entrare nel luogo santissimo o Santo dei Santi, la zona più sacra del tabernacolo. Prima di farlo, si vestiva di lino bianco e celebrava vari sacrifici animali per conto del popolo. Poi entrava nel Santo dei Santi e cospargeva il sangue dei sacrifici sul propiziatorio dell’arca dell’alleanza. Successivamente, il sommo sacerdote poneva le mani sulla testa di un capro, noto come capro espiatorio, e confessava i peccati dei figli d’Israele. Questo atto trasferiva simbolicamente i peccati del popolo sul capro, che veniva poi mandato nel deserto.

I riti del Giorno dell’Espiazione avevano un importante significato simbolico. Ad esempio, il sommo sacerdote che portava il sangue sacrificale attraverso il velo prefigurava Gesù Cristo, il “grande sommo sacerdote” che è passato attraverso il velo per intercedere a nostro favore tramite la Sua Espiazione. Il sangue degli animali uccisi che veniva sparso sul propiziatorio può anche rappresentare il sangue di Gesù Cristo, che “fu versato per la remissione dei [nostri] peccati”. Il capro espiatorio che avrebbe portato “su di sé tutte le […] iniquità [di Israele]” può simboleggiare Gesù Cristo, che ha portato “le nostre malattie” e si è caricato dei “nostri dolori”, prendendo su di sé persino “l’iniquità di noi tutti”.

Scopri di più

Il tabernacolo

  • Viaggio alla scoperta dell’antico tabernacolo”, Liahona, marzo 2018, 26–27

  • The Menorah”, Ensign, Dec. 2018, 36–37

La legge del sacrificio

  • M. Russell Ballard, “La legge del sacrificio”, Liahona, marzo 2002, 10–20

  • David Rolph Seely e Jo Ann H. Seely, “Sacrifice: In Similitude of the Savior” (articolo solo digitale), Liahona, Sept. 2022, Gospel Library

Materiale multimediale

Video

7:19
11:31

Immagini

persone che portano offerte per aiutare Mosè a costruire il tabernacolo

Illustrazione dei figli d’Israele che fanno offerte per il tabernacolo, di Corbert Gauthier

illustrazione del tabernacolo nel deserto
illustrazione dell’antico tabernacolo e dei manufatti
immagine composita di un sacerdote dell’Antico Testamento che offre un agnello in sacrificio e un’immagine di Gesù Cristo sulla croce

A sinistra: illustrazione di un sacerdote dell’Antico Testamento che offre un sacrificio; A destra: La Crocifissione, di Harry Anderson

disegno a matita di un capro

The Scapegoat [Il capro espiatorio], di Ted Henninger

Note

  1. Esodo 25:8. La parola ebraica tradotta con il verbo “abitare” si riferisce a una residenza temporanea. Probabilmente il tabernacolo non era inteso come la dimora permanente di Dio, ma piuttosto come un luogo in cui Egli poteva risiedere mentre comunicava con il Suo popolo (vedere Daniel L. Belnap, “‘That I May Dwell among Them’: Liminality and Ritual in the Tabernacle”, in Ascending the Mountain of the Lord: Temple, Praise, and Worship in the Old Testament, ed. David Rolph Seely et al. (2013), 14.

  2. Vedere Guida alle Scritture, “Tabernacolo”, Biblioteca evangelica.

  3. Vedere “Viaggio alla scoperta dell’antico tabernacolo,” Liahona, marzo 2018, 26–27. Il cortile esterno, il luogo santo e il luogo santissimo o Santo dei Santi possono ricordarci il regno teleste, il regno terrestre e il regno celeste (vedere Chad H Webb, in “Prepararsi a entrare nel tempio e a rendervi il culto” [riunione mondiale per i giovani adulti, 18 febbraio 2024], Biblioteca evangelica; Aaron P. Schade e Matthew L. Bowen, The Book of Moses: from the Ancient of Days to the Latter Days [2021], 398–400).

  4. Questi sacrifici sono descritti in Levitico 1–7.

  5. Vedere Mosè 5:5–7.

  6. Vedere Bible Dictionary, “Sacrifices”, Gospel Library. Vedere anche “Levitico 1–7. Qual era lo scopo dei sacrifici richiesti dalla legge di Mosè?”.

  7. Vedere Esodo 30:18–21; 40:30–32.

  8. Vedere “Viaggio alla scoperta dell’antico tabernacolo,” 26. Vedere anche Isaia 1:16; 52:11; 3 Nefi 27:19–20.

  9. Vedere Kenneth L. Barker et al., eds., NIV Study Bible: Fully Revised Edition (2020), 143, nota per Exodus 25:30.

  10. Vedere Bible Dictionary, “Shewbread”, Gospel Library; vedere anche Levitico 24:8–9. Le pagnotte rappresentavano probabilmente un pasto sacro offerto al Signore (vedere Richard Neitzel Holzapfel et al., Jehovah and the World of the Old Testament: An Illustrated Reference for Latter-day Saints [2009], 106).

  11. Tremper Longman III e Mark L. Strauss, The Baker Expository Dictionary of Biblical Words (2023), “Bread”, 118.

  12. Vedere Adele Berlin e Marc Zvi Brettler, eds., The Jewish Study Bible, 2nd ed. (2014), 158, nota per Exodus 25:23–30.

  13. Vedere Luca 22:19; Giovanni 6:35; Dottrina e Alleanze 20:77.

  14. Vedere Bible Dictionary, “Shewbread”, Gospel Library.

  15. Vedere Levitico 24:2–4. Il numero sette ha un significato sacro nell’Antico Testamento ed è spesso associato al concetto di interezza o perfezione (vedere “The Menorah,” Ensign, Dec. 2018, 37).

  16. Giovanni 8:12. Il candelabro era decorato con dettagli che ricordavano un mandorlo. Nella tradizione ebraica, la menorah è spesso associata all’albero della vita e al pruno ardente, entrambi simboli della presenza di Dio (vedere “The Menorah”, 37).

  17. Vedere “The Menorah”, 37; Salmi 119:105; Dottrina e Alleanze 11:13.

  18. Vedere Guida alle Scritture, “Olio,” Biblioteca evangelica; D. Todd Christofferson, “‘Dimorate nel mio amore’”, Liahona, novembre 2016, 50.

  19. Vedere Salmi 141:1–2; Apocalisse 5:8; 8:3–4.

  20. I cherubini sono figure che rappresentano creature celesti e sono descritti nelle Scritture come guardiani di luoghi sacri (vedere “Genesi 3:24; Mosè 4:31. Che cosa sono i cherubini?”).

  21. Guida alle Scritture, “Velo”, Biblioteca evangelica.

  22. Vedere Levitico 16:2.

  23. Vedere Ebrei 10:19–20.

  24. Vedere Giovanni 14:6; Mosia 3:17. Quando il Salvatore fu crocifisso, il velo del tempio si squarciò a metà, indicando che l’Espiazione del Salvatore aveva aperto a tutti i fedeli la via per entrare alla presenza del Padre (vedere Matteo 27:51; Marco 15:38; Luca 23:45; vedere anche Patrick Kearon, “L’intento di Dio è riportarvi a casa,” Liahona, maggio 2024, 89).

  25. Vedere Esodo 26:33–34.

  26. I cherubini sono figure che rappresentano creature celesti, come indicato sopra.

  27. Vedere Numeri 7:89; Bible Dictionary, “Ark of the Covenant”, “Mercy Seat”, Gospel Library. Alcuni passi delle Scritture fanno riferimento al propiziatorio come allo sgabello dei piedi di Geova (vedere 1 Cronache 28:2; Salmi 132:7).

  28. Esodo 25:22. Vedere anche Esodo 29:43.

  29. Vedere Esodo 25:16.

  30. Vedere Esodo 16:33; Numeri 17:10; Deuteronomio 31:9; Ebrei 9:4. Vedere anche Holzapfel et al., Jehovah and the World of the Old Testament, 107.

  31. Vedere Numeri 10:35–36.

  32. Esodo 28:3.

  33. Vedere Dottrina e Alleanze 84:18, 24–27; 107:1–6. Il Signore provvide il Sacerdozio di Aaronne perché gli Israeliti mancarono di osservare la legge superiore amministrata sotto l’autorità del Sacerdozio di Melchisedec.

  34. Vedere Bible Dictionary, “Aaronic Priesthood”, Gospel Library.

  35. Sebbene Aaronne fosse il sommo sacerdote, “Mosè presiedeva su Aaronne perché deteneva il Sacerdozio di Melchisedec” (Boyd K. Packer, “The Aaronic Priesthood”, La Stella, aprile 1982, 61). Dopo Aaronne, il sommo sacerdote veniva scelto tra i primogeniti discendenti di Aaronne e dei suoi figli (vedere Guida alle Scritture, “Sommo sacerdote”, Biblioteca evangelica).

  36. Vedere Bible Dictionary, “Aaronic Priesthood”, Gospel Library.

  37. Vedere Salmi 51:2; Isaia 1:16.

  38. Vedere Guida alle Scritture, “Ungere”, Biblioteca evangelica. Vedere anche Carol Frogley Ellertson, “The Sanctifying Power of True Ritual Worship”, in The Gospel of Jesus Christ in the Old Testament, ed. D. Kelly Ogden et al. (2009), 101.

  39. Vedere Esodo 28:40–43.

  40. Vedere Esodo 39:1–31. Vedere anche Holzapfel et al., Jehovah and the World of the Old Testament, 106.

  41. La sorella J. Anette Dennis, prima consigliera della presidenza generale della Società di Soccorso, ha insegnato: “Come membri de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, coloro tra noi che hanno scelto di stringere alleanze con Dio nella casa del Signore indossano sacri abiti cerimoniali esteriori durante il culto reso nel tempio, a simbolo dei paramenti indossati negli antichi rituali del tempio. Inoltre indossiamo l’indumento del santo sacerdozio mentre rendiamo il culto nel tempio e anche nella vita quotidiana” (“Rivestitevi del Signore Gesù Cristo,” Liahona, maggio 2024, 11). Per saperne di più sugli indumenti sacri connessi alle ordinanze del tempio ai nostri giorni, vedere “Gli indumenti sacri del tempio,” ChurchofJesusChrist.org.

  42. Ebrei 4:14. Per scoprire quali sono alcuni possibili modi in cui gli indumenti dei sacerdoti e del sommo sacerdote rimandano a Gesù Cristo, vedere Alonzo L. Gaskill, “Clothed in Holy Garments: The Apparel of the Temple Officiants of Ancient Israel”, in Ascending the Mountain of the Lord: Temple, Praise, and Worship in the Old Testament, ed. David Rolph Seely et al. (2013), 85–104.

  43. Vedere Gaskill, “Clothed in Holy Garments”, 92.

  44. Vedere Bible Dictionary, “Ephod”, Gospel Library.

  45. Esodo 28:15.

  46. “Quando officiava nel Tabernacolo, il sommo sacerdote portava simbolicamente Israele sul petto, rappresentato dalle pietre sul pettorale, e sulle spalle, rappresentato dai nomi scritti sulle due pietre d’onice” (Holzapfel et al., Jehovah and the World of the Old Testament, 106).

  47. Vedere Esodo 28:30. Per saperne di più sull’Urim e Thummim, vedere “Abrahamo 3:1. Che cos’è l’Urim e Thummim?”.

  48. Vedere Gaskill, “Clothed in Holy Garments”, 90.

  49. Vedere Gaskill, “Clothed in Holy Garments”, 87–88. Vedere anche Alma 5:21, 24, 27; Mormon 9:6.

  50. Berlin e Brettler, The Jewish Study Bible, 193.

  51. Vedere Levitico 11:44–45; 19:2; 20:26; 21:6 per trovare degli esempi di occasioni in cui il Signore dichiarò che il popolo di Israele sarebbe diventato santo.

  52. Longman e Strauss, The Baker Expository Dictionary, p. 971, voce 3722.

  53. Vedere Giovanni 3:16–17; 2 Nefi 11:4; 25:24–27; Giacobbe 4:5; Mosia 16:14–15.

  54. Mosè 5:5.

  55. Vedere M. Russell Ballard, “La legge del sacrificio”, Liahona, marzo 2002, 15.

  56. Per saperne di più su queste offerte, vedere Bible Dictionary, “Sacrifices”, Gospel Library; Edward J. Brandt, “The Priesthood Ordinance of Sacrifice”, Ensign, Dec. 1973, 50–51.

  57. Russell M. Nelson, “L’Espiazione”, La Stella, gennaio 1997, 38.

  58. Vedere Esodo 29:18; Levitico 1:9; Alma 34:9–10, 12, 14.

  59. Vedere Guida alle Scritture, “Sacrificio”, Biblioteca evangelica.

  60. Levitico 1:3.

  61. Vedere Brandt, “The Priesthood Ordinance of Sacrifice”, 53.

  62. Vedere Brandt, “The Priesthood Ordinance of Sacrifice”, 50–51; David Rolph Seely e Jo Ann H. Seely, “Sacrifice: In Similitude of the Savior” (articolo solo digitale), Liahona, Sept. 2022, Gospel Library.

  63. Alma 34:14.

  64. M. Russell Ballard, “La legge del sacrificio”, 16.

  65. 3 Nefi 9:20. L’anziano Neal A. Maxwell ha insegnato: “Il vero sacrificio personale non è mai stato quello di mettere un animale sull’altare. È invece la volontà di mettere sull’altare l’animale che c’è in noi per lasciarlo consumare! Questo è il ‘sacrificio al Signore […] di un cuore spezzato e di uno spirito contrito’ [Dottrina e Alleanze 59:8]” (“‘Rinnegate ogni empietà’”, La Stella, luglio 1995, 81).

  66. Levitico 16:34.

  67. Vedere Bible Dictionary, “Fasts”, Gospel Library.

  68. Vedere Bible Dictionary, “Scapegoat”, Gospel Library.

  69. Ebrei 4:14.

  70. Vedere Ebrei 8–10. Vedere anche Vieni e seguimi – Per la casa e la chiesa: Antico Testamento 2026, 122.

  71. Dottrina e Alleanze 27:2.

  72. Levitico 16:22.

  73. Isaia 53:4, 6. Vedere anche Vieni e seguimi – Per la casa e la chiesa: Antico Testamento 2026, 122.