2025
Preparazione personale per incontrare il Salvatore
Maggio 2025


14:10

Preparazione personale per incontrare il Salvatore

Seguite gli insegnamenti del Salvatore. Le Sue istruzioni non sono misteriose né complicate. Quando le seguiamo, non dobbiamo avere paura o provare ansia.

Miei cari fratelli e sorelle, lo scorso ottobre, il presidente Russell M. Nelson ha insegnato: “Ora è il momento per voi e per me di prepararci per la seconda venuta del nostro Signore e Salvatore, Gesù il Cristo”. Quando parla della Seconda Venuta, il presidente Nelson lo fa sempre con gioioso ottimismo. Tuttavia, di recente una bambina della Primaria mi ha detto che diventa ansiosa quando viene menzionata la Seconda Venuta. Ha detto: “Mi fa paura, perché accadranno cose brutte prima che Gesù torni di nuovo”.

Non sono solo i bambini a sentirsi così. Il consiglio migliore per lei, per voi e per me è quello di seguire gli insegnamenti del Salvatore. Le Sue istruzioni non sono misteriose né complicate. Quando le seguiamo, non dobbiamo avere paura o provare ansia.

Verso la fine del Suo ministero terreno, a Gesù Cristo fu chiesto quando sarebbe tornato. In risposta, insegnò tre parabole, registrate in Matteo 25, su come prepararsi per incontrarLo — che sia alla Sua Seconda Venuta o quando lasceremo questo mondo. Questi insegnamenti sono fondamentali, perché la preparazione personale per incontrarLo è il fulcro dello scopo della nostra vita.

Il Salvatore raccontò per prima la parabola delle dieci vergini. In questa parabola dieci vergini andarono a un banchetto nuziale. Cinque portarono, saggiamente, l’olio per riempire le loro lampade; e cinque, stoltamente, non lo fecero. Quando fu annunciato l’imminente arrivo dello sposo, le vergini stolte andarono a comprare l’olio. Al loro ritorno, era troppo tardi; la porta per accedere al banchetto era chiusa.

Per aiutarci, Gesù ha individuato tre aspetti in questa parabola. Ha spiegato:

“E in quel giorno, quando verrò nella mia gloria, si adempirà la parabola che dissi riguardo alle dieci vergini.

Poiché coloro che sono saggi e hanno accettato la verità, e hanno preso lo Spirito Santo come guida, e non sono stati ingannati — in verità vi dico che […] potranno sopportare quel giorno”.

In altre parole, non dovranno temere né essere in ansia, perché sopravviveranno e prospereranno. Essi prevarranno.

Se siamo saggi, riceviamo la verità accettando il vangelo di Gesù Cristo mediante le ordinanze e le alleanze del sacerdozio. Poi, cerchiamo di rimanere degni di avere lo Spirito Santo sempre con noi. Questa capacità deve essere acquisita individualmente e personalmente, una goccia alla volta. Atti di devozione costanti, personali e privati invitano lo Spirito Santo a guidarci.

Il terzo elemento sottolineato da Gesù è quello di evitare l’inganno. Il Salvatore ha avvertito:

“Guardate che nessuno vi seduca.

Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’, e ne sedurranno molti”.

Il Salvatore sapeva che alcuni impostori avrebbero cercato di ingannare persino gli eletti e che molti discepoli sarebbero stati ingannati. Non dobbiamo credere a coloro che rivendicano falsamente l’approvazione divina, né avventurarci in metaforici deserti o camere segrete per essere istruiti da impostori.

Il Libro di Mormon ci insegna come riconoscere i discepoli dagli ingannatori. I discepoli esortano sempre a credere in Dio, a servirLo e a fare il bene. Non saremo ingannati quando cerchiamo consiglio da coloro di cui possiamo fidarci, che sono loro stessi fedeli discepoli del Salvatore.

Possiamo evitare l’inganno anche rendendo il culto nel tempio con regolarità. Questo ci aiuta a mantenere una prospettiva eterna e ci protegge dalle influenze che potrebbero distrarci o farci deviare dal sentiero dell’alleanza.

La lezione essenziale di questa parabola delle dieci vergini è che siamo saggi quando accettiamo il Vangelo, cerchiamo di avere con noi lo Spirito Santo ed evitiamo gli inganni. Le cinque vergini sagge non potevano aiutare quelle senza olio; nessuno può accettare il Vangelo, prendere lo Spirito Santo come guida ed evitare gli inganni al posto nostro. Dobbiamo farlo per noi stessi.

Poi, il Salvatore ha raccontato la parabola dei talenti. In questa parabola, un uomo diede una diversa somma di soldi, chiamati talenti, a tre servitori. A uno diede cinque talenti, a un altro due e al terzo uno. Col tempo, i primi due servitori raddoppiarono quanto avevano ricevuto. Il terzo, invece, si limitò a sotterrare il suo unico talento. A entrambi i servitori che avevano raddoppiato i loro talenti l’uomo disse: “Va bene, buono e fedele servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò su molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”.

L’uomo, poi, rimproverò il servitore che aveva sotterrato il suo talento per essere stato “malvagio e indolente”. Il talento fu tolto a questo servitore e lui fu cacciato. Eppure, se avesse raddoppiato il suo talento, questo servitore avrebbe ricevuto la stessa approvazione e gli stessi premi degli altri.

Un messaggio di questa parabola è che Dio si aspetta che aumentiamo le capacità che ci sono state date, ma non vuole che paragoniamo le nostre capacità a quelle degli altri. Pensate a questa considerazione dello studioso hasidico del XVIII secolo, Zusha di Hanipol. Zusha era un famoso insegnante che, con l’avvicinarsi della morte, iniziò ad avere paura. I suoi discepoli gli chiesero: “Maestro, perché tremi? Hai vissuto una buona vita; di certo Dio ti garantirà una grande ricompensa”.

Zusha rispose: “Se Dio mi dice: ‘Zusha, perché non sei stato un altro Mosè?’ io dirò: ‘Perché non mi hai dato un’anima grande come quella di Mosè’. E se, stando di fronte a Dio, Lui mi dice: ‘Zusha, perché non sei stato un altro Salomone?’ io dirò: ‘Perché non mi hai dato la saggezza di Salomone’. Ma, altrimenti, cosa dirò se, davanti al mio Creatore, Lui mi dice: ‘Zusha, perché non sei stato Zusha? Perché non sei stato l’uomo che ti ho dato la capacità di essere?’. Beh, è questo che mi fa paura”.

Di certo Dio sarà deluso se non facciamo affidamento sui meriti, sulla misericordia e sulla grazia del Salvatore per aumentare le capacità che abbiamo ricevuto da Dio. Egli si aspetta che noi, grazie alla Sua affettuosa assistenza, diventiamo la migliore versione di noi stessi. Il fatto che iniziamo con capacità diverse per Lui è irrilevante. E dovrebbe esserlo anche per noi.

Infine, il Salvatore ha raccontato la parabola delle pecore e dei capri. Al Suo ritorno in gloria, “tutte le genti saranno radunate dinanzi a lui; ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra”.

Coloro che sono alla Sua destra diventano eredi nel Suo regno e chi è alla Sua sinistra non riceve alcuna eredità. La caratteristica che li distingue è se Lo hanno sfamato quando aveva fame, dato da bere quando aveva sete, ospitato quando era forestiero, vestito quando era nudo e sono andati a trovarLo quando era ammalato o in prigione.

Tutti rimangono perplessi, sia quelli alla destra che quelli alla sinistra. Chiedono quando Gli avevano dato, o non dato, da mangiare, da bere, di che vestirsi o aiutato quando era in difficoltà. Il Salvatore risponde: “In verità vi dico che in quanto l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”.

Il messaggio della parabola è chiaro: quando rendiamo servizio al prossimo, serviamo Dio; quando non lo facciamo, deludiamo. Lui si aspetta che usiamo i nostri doni, talenti e capacità per benedire la vita dei figli del Padre Celeste. L’impulso divino di servire il prossimo è illustrato in una poesia scritta nel XIX secolo dal poeta finlandese Johan Ludvig Runeberg. Durante la nostra infanzia, io e i miei fratelli e sorelle abbiamo ripetutamente sentito la poesia “Il contadino Paavo”. Nella poesia, Paavo era un povero contadino che viveva con la moglie e i figli nella regione dei laghi della Finlandia centrale. Per diversi anni consecutivi la maggior parte del suo raccolto venne distrutto, a causa del rapido scioglimento della neve o delle grandinate estive o delle gelate autunnali precoci. Ogni volta, vedendo il magro raccolto, la moglie del contadino si lamentava: “Paavo, Paavo, vecchio uomo sfortunato, Dio ci ha dimenticati”. Paavo stoicamente rispondeva: “Mischia la corteccia con la farina di segale per fare il pane, in modo che i bambini non abbiano fame. Lavorerò di più per drenare i campi paludosi. Dio ci sta mettendo alla prova, ma provvederà”.

Ogni volta che il raccolto veniva distrutto, Paavo diceva alla moglie di raddoppiare la quantità di corteccia che mischiava alla farina per allontanare la fame. Inoltre, lavorava più duramente, scavando fossati per drenare il terreno e diminuire la suscettibilità dei suoi campi alle piene primaverili e alle gelate autunnali precoci.

Dopo anni di difficoltà, finalmente Paavo ebbe un ricco raccolto. Sua moglie esultò: “Paavo, Paavo, questi sono tempi felici! È il momento di buttare la corteccia e fare del pane dalla sola farina”. Ma Paavo prese solennemente la mano della moglie e disse: “Mischia metà della farina con la corteccia, perché i campi del nostro vicino sono gelati”. Paavo sacrificò l’abbondanza della sua famiglia per aiutare il vicino distrutto e bisognoso.

La lezione della parabola del Salvatore delle pecore e dei capri è che dobbiamo usare i doni che ci sono stati dati — tempo, talenti e benedizioni — per rendere servizio ai figli del Padre Celeste, soprattutto i più vulnerabili e bisognosi.

Il mio invito a quella ansiosa bambina della Primaria di cui ho parlato prima, e a ognuno di voi, è di seguire Gesù Cristo e di confidare nello Spirito Santo come fareste con un caro amico. Confidate in coloro che vi amano e che amano il Salvatore. Cercate la guida di Dio per sviluppare le vostre capacità peculiari e per aiutare il prossimo, anche quando non è facile. Sarete pronti a incontrare il Salvatore e potete unirvi al presidente Nelson nell’essere gioiosamente ottimisti. Nel fare ciò, aiutate il mondo a prepararsi per la seconda venuta di Gesù Cristo, e sarete benedetti con speranza sufficiente per entrare nel riposo e nella gioia del Signore, ora e in futuro.

Come cantiamo in uno dei nostri nuovi inni:

Gioiamo! E prepariamoci per quel giorno! […]

Nessuno conosce il giorno e l’ora del Suo ritorno,

ma ritornerà, come dicono le Scritture; e sarà un giorno di gioia

quando il nostro amato Salvatore tornerà.

Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Note

  1. Russell M. Nelson, “Il Signore Gesù Cristo tornerà”, Liahona, novembre 2024, 121.

  2. Non dobbiamo provare ansia, perché Gesù Cristo ci trasformerà in modo da essere pronti a incontrarLo. Se onoriamo con costanza le nostre alleanze e obbediamo ai comandamenti, diventiamo gradualmente, per la Sua grazia e le Sue benedizioni, sempre più simili al Salvatore. E, man mano che lo faremo, saremo preparati per la Sua seconda venuta. Come dichiarato in 1 Giovanni 3:2–3:

    “Diletti, ora siamo figliuoli di Dio, e non è ancora reso manifesto quel che saremo. Sappiamo che quand’egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com’egli è.

    E chiunque ha questa speranza in lui si purifica, come egli è puro”.

  3. La seconda venuta del Signore avverrà all’inizio dell’era millenaria, quando Egli tornerà in gloria e tutti riconosceremo che è stato ed è il Messia promesso (vedere Isaia 45:23; Zaccaria 12:10; Dottrina e Alleanze 88:104).

  4. Vedere Russell M. Nelson, “Messaggio di benvenuto”, Liahona, maggio 2020, 6.

  5. Vedere Joseph Smith Translation, Matthew 25:1 (in Matthew 25:1 footnote a); Matteo 25:1–4, 6–13.

  6. Dottrina e Alleanze 45:56–57.

  7. Vedere David A. Bednar, “Convertiti al Signore”, Liahona, novembre 2012, 109.

  8. Vedere 2 Nefi 32:5.

  9. Matteo 24:4–5.

  10. Vedere Joseph Smith – Matteo 1:5–6, 8–9, 21–22, 25–26.

  11. Vedere Moroni 7:13, 15–17. Gli insegnamenti del Libro di Mormon si uniscono agli insegnamenti della Bibbia e li chiariscono “fino a confondere le false dottrine” (2 Nefi 3:12). Probabilmente questo era alla base del pensiero del presidente Russell M. Nelson quando ha insegnato che “il Libro di Mormon è lo strumento di Dio […] per preparare il mondo alla Seconda Venuta” (vedere “Il Libro di Mormon, il raduno d’Israele e la Seconda Venuta”, Liahona, luglio 2014, 27).

  12. Vedere Russell M. Nelson, “Pensate Celeste!”, Liahona, novembre 2023, 119. Il presidente Nelson ha anche insegnato: “Non [contaminate la vostra testimonianza] con le filosofie false di uomini e donne miscredenti” (“Vincete il mondo e trovate riposo”, Liahona, novembre 2022, 98). “Rivolgete le vostre domande al Signore e ad altre fonti affidabili. […] Cessate di alimentare i vostri dubbi ripetendoli continuamente ad altre persone in dubbio” (“Cristo è risorto; la fede in Lui sposterà le montagne”, Liahona, maggio 2021, 103). Come ha insegnato Alma il Vecchio, un profeta del Libro di Mormon: “Non date fiducia a nessuno di essere vostro insegnante né vostro ministro, eccetto che sia un uomo di Dio, che cammini nelle sue vie e che obbedisca ai suoi comandamenti” (Mosia 23:14). In questa dispensazione, il Salvatore ci ha insegnato ad aver fiducia solo in coloro “il cui spirito è contrito, […] il cui linguaggio è mite ed edifica, […] che trema sotto il mio potere […] e [che] produrrà frutti di lode e di saggezza, secondo le rivelazioni e le verità che vi ho dato” (Dottrina e Alleanze 52:14–19).

  13. Vedere Russell M. Nelson, “Il Signore Gesù Cristo tornerà”, 121.

  14. Quando le ordinanze per procura vengono celebrate per gli antenati defunti, loro decidono da soli se accettare il Vangelo e rimanere fedeli oppure no. Persino in quella situazione nessuno decide per qualcun altro.

  15. Vedere Matteo 25:14–30.

  16. Vedere Guida alle Scritture, “Talento”. Un talento era un’antica unità di misura e una moneta ai tempi dei Greci e dei Romani. Si ritiene che un talento valesse circa 6.000 denari, e visto che un denaro era più o meno la paga per un giorno di lavoro, un solo talento sarebbe l’equivalente di circa venti anni di paga per un lavoratore medio.

  17. Matteo 25:21; vedere anche il versetto 23.

  18. Vedere Matteo 25:24–26.

  19. Per ampliare la parabola, nello schema eterno delle cose, una volta che ciascun servitore entra nella gioia del suo signore e diventa erede di tutto quello che il signore ha, le apparenti differenze minori, inizialmente proprie di ciascun servitore, diventano trascurabili.

  20. Inoltre, il Signore paragona i talenti di cui parla in questa parabola a diversi aspetti della vita e del Vangelo, compresa la conoscenza e la testimonianza (vedere Ether 12:35; Dottrina e Alleanze 60:2, 13) così come la proprietà e l’intendenza (vedere Dottrina e Alleanze 82:18).

  21. Vedere Harold S. Kushner, Overcoming Life’s Disappointments (2006), 26.

  22. Come dichiarato in Predicare il mio vangelo – Una guida per condividere il vangelo di Gesù Cristo (2023), 50: “Tutto ciò che è ingiusto nella vita può essere sistemato attraverso l’Espiazione di Gesù Cristo”.

  23. Vedere Matteo 25:31–46.

  24. Matteo 25:32–33.

  25. Vedere Matteo 25:37–39, 44.

  26. Matteo 25:40; vedere anche il versetto 45.

  27. Vedere Mosia 2:17. Partecipiamo alla missione del Salvatore quando condividiamo il Suo vangelo, aiutiamo a guarire i cuori spezzati (vedere Isaia 61:1–3; Luca 4:16–21), soccorriamo i deboli, solleviamo le mani cadenti e rafforziamo le ginocchia fiacche (vedere Dottrina e Alleanze 81:5).

  28. Lo strato interno della corteccia di betulla contiene carboidrati e fibre. Può essere utilizzato come ultima risorsa.

  29. Vedere Johan Ludvig Runeberg, “Högt Bland Saarijärvis Moar”, Idyll och epigram Dikter (1830), nummer 25; Suomen kansalliskirjallisuus (Helsinki, 1941), 9:50–52; sv.wikisource.org/wiki/Högt_bland_Saarijärvis_moar. La traduzione dallo svedese è mia.

  30. Questo rappresenta quello che Dio ha comandato all’antica Israele di fare: “Poiché i bisognosi non mancheranno mai nel paese; perciò io ti do questo comandamento, e ti dico: ‘Apri liberalmente la tua mano al tuo fratello, al tuo povero e al tuo bisognoso nel tuo paese’” (Deuteronomio 15:11).

  31. Vedere Dallin H. Oaks, “La preparazione per la Seconda Venuta”, Liahona, maggio 2004, 7–10, per un meraviglioso discorso sulla Seconda Venuta e su modi per prepararci.

  32. Vedere Russell M. Nelson, “Vincete il mondo e trovate riposo”, 95–98. Il presidente Nelson ha insegnato: “Un elemento cruciale di questo raduno è preparare un popolo che sia capace, pronto e degno per ricevere il Signore quando tornerà, un popolo che ha già scelto Gesù Cristo invece di questo mondo decaduto; un popolo che gioisce del proprio arbitrio che gli permette di osservare le leggi di Gesù Cristo più elevate e più sante” (“Vincete il mondo e trovate riposo”, 98).

  33. Vedere Moroni 7:3. Il presidente Joseph F. Smith insegnò: “Il riposo di cui si parla non è un riposo fisico. […] [È] un riposo spirituale e una pace che derivano da una convinzione profonda della verità. […] Possiamo quindi entrare oggi nel riposo del Signore, giungendo a una comprensione delle verità del Vangelo. [Coloro che entrano in questo riposo sono coloro] le cui menti sono soddisfatte e che hanno gli occhi rivolti alla loro alta chiamata con una invincibile determinazione nel cuore di rimanere saldi nella verità, e che calcano in umiltà e rettitudine il sentiero tracciato per […] i seguaci di Gesù Cristo. Ma ci sono molti che, non avendo raggiunto questo punto di determinata convinzione, sono sballottati da ogni vento di dottrina, non sentendosi quindi a proprio agio, ma inquieti e irrequieti. Sono coloro che si scoraggiano per gli incidenti che accadono nella Chiesa e nelle nazioni, e per i tumulti degli uomini. […] Sono sospettosi, inquieti, incerti. I loro pensieri sono disturbati, e diventano ansiosi per il minimo cambiamento, come un marinaio che ha perso l’orientamento” (Gospel Doctrine, 5th ed. [1939], 126).

  34. “When the Savior Comes Again”, Hymns—For Home and Church, Gospel Library.