Conferenza generale
La semplicità in Cristo
Conferenza generale di ottobre 2025


11:18

La semplicità in Cristo

Applicare la dottrina di Cristo in modo semplificato e mirato ci aiuterà a trovare gioia nella nostra vita quotidiana.

1. Introduzione

Trentatré anni fa, ricevetti la mia chiamata a servire come missionario nella Missione di Ogden, nello Utah. Ovviamente, dato che provenivo dall’Europa, alcune tradizioni locali dello Utah come il “Jell-O verde con carote” e le “patate dei funerali” mi apparivano alquanto singolari!

Tuttavia, ero profondamente colpito dalla devozione e dal discepolato di molti di quei santi, dal grande numero di persone che partecipavano alle riunioni in chiesa e dalla portata dei programmi della Chiesa perfettamente funzionanti. Alla fine della mia missione, volevo far sì che la gioia che avevo provato, e la forza spirituale e la maturità che avevo visto fossero disponibili anche per la mia famiglia futura. Ero determinato a tornare velocemente a vivere la mia vita all’“ombra delle colline eterne”.

Ma il Signore aveva piani diversi. La prima domenica a casa, il mio saggio vescovo mi chiamò a servire come presidente dei Giovani Uomini del rione. Servendo quel gruppo meraviglioso di ragazzi, in breve tempo imparai che la gioia derivante dall’essere un discepolo di Cristo ha poco a che vedere con le dimensioni delle riunioni della Chiesa o con la portata dei programmi.

Quindi, quando sposai la mia splendida moglie, Margret, con gioia decidemmo di rimanere in Europa e di crescere la nostra famiglia in Germania, il nostro paese natale. Insieme siamo stati testimoni di quello che ha insegnato il presidente Russell M. Nelson molti anni fa: “La gioia che proviamo ha poco a che fare con le circostanze in cui viviamo ma dipende totalmente da ciò su cui incentriamo la nostra vita”. Quando Cristo e il messaggio del Suo vangelo sono il fulcro della nostra vita, possiamo godere in modo completo delle benedizioni del discepolato ovunque ci troviamo.

2. La semplicità che è in Cristo

Nondimeno, in un mondo sempre più secolare, complesso e confuso, pieno di messaggi e richieste diversi e spesso in conflitto tra loro, come possiamo evitare che i nostri occhi vengano accecati e il nostro cuore si indurisca, rimanendo invece concentrati sulle “cose chiare e preziose” del vangelo di Gesù Cristo? In un’epoca di confusione, l’apostolo Paolo diede un ottimo consiglio ai santi di Corinto, ricordando loro di concentrarsi sulla semplicità che è in Cristo.

La dottrina di Cristo e la legge del Vangelo sono talmente semplici che anche i bambini piccoli possono comprenderle. Possiamo accedere al potere redentore di Gesù Cristo e ricevere tutte le benedizioni spirituali che il nostro Padre Celeste ha preparato per noi esercitando la fede in Gesù Cristo, pentendoci, battezzandoci, venendo santificati tramite il dono dello Spirito Santo e perseverando fino alla fine. Il presidente Nelson ha descritto benissimo questo viaggio chiamandolo “sentiero dell’alleanza” e il processo per diventare “discepoli di Gesù Cristo devoti”.

Se questo messaggio è così semplice, perché spesso sembra tanto difficile vivere la legge di Cristo e seguire il Suo esempio? Forse confondiamo la semplicità con qualcosa che è facile da ottenere senza sforzo o diligenza. Seguire Cristo richiede uno sforzo costante e un cambiamento continuo. Dobbiamo “[spogliarci] dell’uomo naturale e [diventare] come un [piccolo] fanciullo”. Questo significa anche “[confidare] nell’Eterno” e mettere da parte la complessità, proprio come fanno i bambini piccoli. Applicare la dottrina di Cristo in modo semplificato e mirato ci aiuterà a trovare gioia nella nostra quotidianità, ci darà una guida nelle nostre chiamate, risponderà ad alcune delle domande più complesse della vita e ci farà avere la forza per affrontare le nostre difficoltà più grandi.

Ma come possiamo mettere in pratica questa semplicità in modo concreto lungo il cammino di una vita da discepoli di Cristo? Il presidente Nelson ci ha ricordato di concentrarci sulla “verità pura, dottrina pura e rivelazione pura” mentre cerchiamo di seguire il Salvatore. Chiederci regolarmente “Che cosa il Signore Gesù Cristo vuole che io faccia?” porta alla rivelazione di indicazioni profonde. Seguire il Suo esempio offre un sentiero sicuro nelle incertezze e una mano amorevole che possiamo stringere e che ci guida giorno dopo giorno. Egli è il Principe della Pace e il Buon Pastore. È il nostro Consolatore e Liberatore. È la nostra Rocca e il nostro Rifugio. È un Amico — il vostro amico e il mio! Invita tutti noi ad amare Dio, a osservare i Suoi comandamenti e ad amare il prossimo.

Man mano che scegliamo di seguire il Suo esempio e andare avanti con fede in Cristo, di accettare il potere della Sua Espiazione e di ricordare le nostre alleanze, l’amore riempie il nostro cuore, la speranza e la guarigione sollevano il nostro spirito e l’amarezza e la tristezza vengono sostituite dalla gratitudine e dalla pazienza nell’aspettare le benedizioni promesse. A volte potremmo dover prendere le distanze da una situazione non sana oppure cercare un aiuto professionale. Ma, in ogni caso, mettere in pratica i semplici principi del Vangelo ci aiuterà ad attraversare le difficoltà della vita alla maniera del Signore.

Talvolta sottovalutiamo la forza che riceviamo da azioni semplici come pregare, digiunare, studiare le Scritture, pentirsi quotidianamente, prendere il sacramento ogni settimana e rendere il culto nel tempio con regolarità. Quando però ci rendiamo conto che non abbiamo bisogno di fare “qualche cosa difficile” e ci concentriamo sull’applicazione della dottrina pura e semplice, cominciamo a vedere che il Vangelo “funziona in modo meraviglioso” per noi, persino nelle circostanze più complicate. Troviamo forza e “fiducia alla presenza di Dio” anche quando proviamo dolore. L’anziano M. Russell Ballard ci ha rammentato molte volte che “è in quella semplicità che [troveremo] la pace, la gioia e la felicità”.

Applicare la semplicità che è in Cristo ci porta a mettere le persone al di sopra delle procedure e i rapporti eterni al di sopra dei comportamenti a breve termine. Ci concentriamo sulle “cose che contano di più” nell’opera divina di salvezza e di Esaltazione, invece di rimanere intrappolati nella gestione del nostro ministero. Ci rendiamo liberi di dare priorità alle cose che possiamo fare piuttosto che essere oppressi da ciò che non possiamo fare. Il Signore ci ha ricordato: “Pertanto, non stancatevi di far bene, poiché state ponendo le fondamenta di una grande opera. E ciò che è grande procede da piccole cose”. Che potente esortazione ad agire con semplicità e umiltà a prescindere dalle circostanze in cui siamo!

3. Oma Cziesla

Mia nonna Marta Cziesla è stata un bellissimo esempio di cosa significhi fare “cose piccole e semplici” per far avverare grandi cose. Noi la chiamavamo affettuosamente Oma Cziesla. Oma abbracciò il Vangelo insieme alla mia bisnonna nel piccolo villaggio di Selbongen, nella Prussia orientale, il 30 maggio 1926.

La nonna dell’anziano Cziesla (a destra)

Marta Cziesla (a destra) il giorno del suo battesimo.

Ella amava il Signore e il Suo vangelo, ed era determinata a tenere fede alle alleanze che aveva fatto. Nel 1930 sposò mio nonno, che non era un membro della Chiesa. A quel punto per Oma divenne impossibile partecipare alle riunioni della Chiesa, poiché la fattoria di mio nonno distava molto dalla congregazione più vicina. Lei, però, si concentrò su ciò che poteva fare. Oma continuò a pregare, a leggere le Scritture e a cantare gli inni di Sion.

Alcune persone avrebbero potuto pensare che non fosse più attiva nella sua confessione, ma non era affatto vero. Quando nacquero mia zia e mio padre, non avendo il sacerdozio in casa né la possibilità di partecipare alle riunioni in chiesa o di accedere alle ordinanze, ancora una volta fece ciò che poteva fare e si concentrò sull’insegnare ai figli “a pregare e a camminare rettamente dinanzi al Signore”. Leggeva loro le Scritture, cantava con loro gli inni di Sion e, ovviamente, pregava con loro — ogni giorno. Quando si dice un’esperienza di Chiesa incentrata sulla casa!

Nel 1945 mio nonno andò in guerra molto lontano da casa. Quando i nemici si avvicinarono alla fattoria, Oma prese i suoi due figli piccoli e abbandonò la loro amata casa per cercare rifugio in un posto più sicuro. Dopo un viaggio difficile e mortalmente pericoloso, nel maggio del 1945 riuscirono a trovare rifugio nella Germania settentrionale. Non avevano più nulla tranne i vestiti che indossavano. Ciononostante, Oma continuò a fare quello che poteva fare: pregava con i suoi figli, ogni giorno. Cantava con loro, ogni giorno, gli inni di Sion che aveva imparato a memoria.

La vita era estremamente dura e, per molti anni, la principale priorità fu semplicemente quella di assicurarsi che ci fosse cibo sulla tavola. Nel 1955 mio padre, allora diciassettenne, frequentava una scuola professionale nella città di Rendburg. Passò davanti a un edificio e vide all’esterno una piccola targa con su scritto “Kirche Jesu Christi der Heiligen der Letzten Tage” — “La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni”. Pensò: “Interessante, questa è la chiesa di mia madre”. Così, quando tornò a casa, disse a Oma che aveva trovato la sua chiesa.

Potete immaginare come lei si dovette sentire dopo quasi venticinque anni senza alcun contatto con la Chiesa. Era decisa ad andare la domenica successiva e convinse mio padre ad accompagnarla. Rendsburg distava più di trenta chilometri dal piccolo villaggio in cui vivevano, ma questo non avrebbe impedito a Oma di andare in chiesa. La domenica successiva, salì sulla sua bicicletta e insieme a mio padre andò in chiesa.

Quando la riunione sacramentale cominciò, mio padre si sedette nell’ultima fila, sperando che finisse presto. Quella era la chiesa di Oma, non la sua. Quello che vedeva non era molto incoraggiante: c’erano solo alcune donne anziane e due giovani missionari che di fatto gestivano ogni aspetto della riunione. Ma poi iniziarono a cantare, e cantarono gli inni di Sion che mio padre aveva sentito sin da quando era piccolo: “Santi, venite”, “Padre mio”, “Lode all’uomo”. Sentire questo piccolo gregge cantare gli inni di Sion che conosceva fin dall’infanzia gli trafisse il cuore e seppe immediatamente e senza dubbio che la Chiesa era vera.

La prima riunione sacramentale a cui mia nonna partecipò dopo venticinque anni fu la riunione dove mio padre ricevette una conferma personale della veridicità del vangelo restaurato di Gesù Cristo. Si battezzò tre settimane dopo, il 25 settembre 1955, insieme a mio nonno e a mia zia.

Sono passati più di settant’anni da quella piccola riunione sacramentale a Rendsburg. Ripenso spesso a Oma, a come dev’essersi sentita in quelle notti solitarie, mentre faceva le cose piccole e semplici che poteva fare, come pregare, leggere e cantare. Mentre sono qui oggi alla Conferenza generale e parlo della mia Oma, la sua determinazione a tenere fede alle alleanze e a confidare nel Signore nonostante le prove riempie il mio cuore di umiltà e gratitudine, non solo per lei ma per i tantissimi nostri santi meravigliosi in tutto il mondo che nelle loro circostanze difficili si concentrano sulla semplicità in Cristo, forse vedendo pochi cambiamenti sul momento, ma avendo fiducia che un giorno, nel futuro, avverranno grandi cose.

4. Cose piccole e semplici

Ho imparato per esperienza che le cose piccole e semplici del Vangelo e il concentrarsi fedelmente su Cristo ci guidano verso la vera gioia, producono potenti miracoli e ci danno la certezza che tutte le benedizioni promesse si avvereranno. Questo è vero per voi come è vero per me. Usando le parole dell’anziano Jeffrey R. Holland: “Alcune benedizioni vengono presto, alcune tardi, alcune arriveranno solo quando saremo in cielo; ma per coloro che abbracciano il vangelo di Gesù Cristo vengono senz’altro. Di questo vi rendo testimonianza, nel nome di Gesù Cristo. Amen.