Solo digitale: giovani adulti
Come potevo servire il Signore quando la mia famiglia aveva bisogno di me?
Ho dovuto imparare a confidare nel Signore, non nel mondo.
Nelle Samoa Americane, una parte della nostra cultura è l’aspettativa che i figli da adulti aiutino i genitori. Essendo la figlia maggiore, volevo servire i miei genitori il più possibile.
Quindi, quando avvertii l’impressione di dover svolgere una missione, pensai subito che questo non sarebbe stato possibile.
Come avrei potuto servire il Signore se desideravo rispettare la mia cultura e sostenere economicamente la mia famiglia?
Intrappolata tra due scelte giuste
Sentivo lo Spirito che mi guidava a svolgere una missione, ma nella mia mente non c’era nulla che tornasse. Pregavo per chiedere al Padre Celeste come si aspettava che Lo servissi quando ciò mi avrebbe costretto a lasciare la mia famiglia e a ritirare il mio sostegno finanziario.
Ma non ricevevo alcuna indicazione e mi sentivo molto frustrata.
Poi mi tornò in mente un insegnamento dell’anziano Robert D. Hales (1932–2017) del Quorum dei Dodici Apostoli. Egli disse: “Se ultimamente non avete sentito la [voce dello Spirito], tornate con occhi nuovi e nuove orecchie alle Scritture. Esse sono la nostra ancora di salvezza spirituale”.
Mi resi conto che avevo studiato le Scritture e pregato con dubbi, paura e incertezza nella mente. Se volevo una risposta, dovevo pregare e studiare con fede nel Padre Celeste.
La mia rivelazione
Con questa nuova prospettiva di fede invece che di paura, aprii Dottrina e Alleanze 31, che contiene la rivelazione che Thomas B. Marsh ricevette quando fu chiamato in missione. Il Signore lo conforta, rassicurandolo che la sua famiglia sarebbe stata bene durante la sua assenza (vedere Dottrina e Alleanze 31:5).
Rimasi sbalordita da quanto la sua situazione fosse simile alla mia. E mi sentii confortata nel leggere le amorevoli promesse del Signore a Thomas:
-
“Io benedirò te e la tua famiglia” (versetto 2).
-
“Va quindi ovunque io voglia, e ti sarà dato dal Consolatore ciò che dovrai fare e dove dovrai andare” (versetto 11).
-
“Sii fedele fino alla fine, ed ecco, io sono con te. Queste parole non sono d’uomo né di uomini, ma mie, sì, di Gesù Cristo, il tuo Redentore, per volontà del Padre” (versetto 13).
Sentii come se il Signore stesse parlando direttamente a me.
Sapevo che se avessi avuto fiducia in Lui, anche io e la mia famiglia saremmo stati benedetti. Così, con il sostegno della mia famiglia, presentai i documenti per la missione e fui chiamata a svolgere una missione in California, negli Stati Uniti.
La scelta di fidarsi di Dio
Affidarci al Padre Celeste anziché alle idee del mondo è una scelta che facciamo ogni giorno.
L’anziano Paul B. Pieper dei Settanta ha insegnato di recente: “Quando la nostra conoscenza e la nostra comprensione sono inadeguate, ci viene naturale cercare fonti di aiuto. In un mondo saturo di informazioni, non mancano fonti che offrono soluzioni ai nostri problemi. Tuttavia, il consiglio […] che si trova in Proverbi è il migliore: “Confida nell’Eterno con tutto il cuore” [Proverbi 3:5]. Dimostriamo la nostra fiducia in Dio rivolgendoci subito a Lui quando ci troviamo davanti alle prove della vita”.
È facile avere paura in questo mondo pieno di così tante sfide. Sono colpevole di aver lasciato che le mie paure divorassero la mia fede e che le mie preoccupazioni per le cose terrene mi consumassero. Ma, dopo questa esperienza, so che possiamo sempre confidare nelle promesse del Padre Celeste.
La mia famiglia è prosperata da quando ho iniziato a prestare servizio e ne sono molto grata. Le benedizioni che ho ricevuto superano le mie preoccupazioni.
Se continuiamo a pregare, a scrutare le Scritture, a rispettare le nostre alleanze e a seguire il Salvatore con fede e non con dubbio, scopriremo di avere ogni ragione per confidare in Lui e nel Padre Celeste sopra ogni altra cosa del mondo.