Giovani Adulti – Settimanale
Le mie difficoltà con lo spagnolo mi hanno insegnato come confidare nel Signore
Giovani Adulti – Settimanale di aprile 2026


Dalla rivista Giovani Adulti – Settimanale

Le mie difficoltà con lo spagnolo mi hanno insegnato come confidare nel Signore

Il Padre Celeste può aiutarci a diventare capaci, fiduciosi e gioiosi durante il nostro viaggio nella vita terrena.

un giardiniere che pota un cespuglio

Due anni fa sono tornato a casa dalla mia missione. Ho servito persone di lingua spagnola senza alcuna precedente conoscenza dello spagnolo, a parte qualche numero o qualche saluto. Ricordo ancora, dopo solo pochi mesi, di aver comunicato al mio presidente di missione la mia frustrazione perché avevo ancora difficoltà con la lingua.

Perché il Padre Celeste non mi stava benedicendo con la capacità di parlare fluentemente in modo che potessi servire i Suoi figli in modo più efficace? Sicuramente era quello che voleva.

Quello di cui allora non mi rendevo conto era che la mia missione non consisteva nel diventare uno strumento perfetto da un giorno all’altro. Si trattava di imparare tre principi di cui avrei avuto bisogno per poter servire il Padre Celeste per il resto della mia vita.

Raccogliamo ciò che seminiamo

Le Scritture descrivono un principio a cui talvolta ci si riferisce come alla legge del raccolto: “Quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà” (Galati 6:7).

Dio è interessato al nostro processo di diventare più simili a Lui. Come un seme che deve essere piantato, annaffiato e pazientemente accudito prima che porti frutto, l’autosufficienza viene forgiata e sviluppata gradualmente.

Ripensandoci, vedo che le difficoltà con lo spagnolo mi hanno insegnato il pentimento quotidiano, la definizione delle mete e la perseveranza. Col tempo, la mia capacità di comunicare è cresciuta ben oltre ciò che inizialmente pensavo fosse possibile.

Rivolgersi agli altri

A volte pensiamo che autosufficienza significhi fare le cose da soli. La missione mi ha insegnato che è vero il contrario.

In missione, i miei rapporti sono cresciuti in modi meravigliosi quando ho permesso agli altri di aiutarmi. Nessun rapporto, però, è cresciuto più di quello con il mio Padre in cielo. Imparare ad appoggiarmi a Lui e a confidare in Lui mi ha benedetto in molti modi.

Una domenica dovevo tenere una lezione in spagnolo. Temevo di mettermi in imbarazzo e mi sentivo frustrato perché non ero così fluente come avrei voluto. Poi, quando fu il turno del mio collega, sentii lo Spirito ricordarmi: “Logan, questa lezione non riguarda te; si tratta di amare e istruire gli altri. Dimentica te stesso e mettiti al lavoro”.

Quando spostai la mia attenzione verso gli altri, le parole cominciarono a fluire. Lo Spirito era presente, non perché fossi diventato improvvisamente un insegnante perfetto, ma perché avevo spostato la mia attenzione da me stesso a coloro che amavo e servivo.

Fidarsi del giardiniere

A volte mi sono chiesto: “Ma se Dio vuole che esercitiamo il nostro arbitrio definendo mete e facendo piani, perché i miei piani e le mie mete a volte sembrano essere rovinati?”.

In momenti come questo, mi piace ricordare una storia raccontata una volta dal presidente Hugh B. Brown (1883–1975) sulla potatura di una pianta di ribes.

Immaginò il cespuglio che diceva: “Stavo crescendo così bene […] ed ora tu mi hai potato”.

Ti suona familiare?

La semplice risposta del presidente Brown alla piantina fu: “Io sono il giardiniere e so cosa voglio che tu sia. […] Un giorno, […] quando sarai carica di frutti dirai: ‘Grazie signor giardiniere per avermi amato abbastanza da potarmi’”.

Ho vissuto momenti come questo, quando le mete e i piani che sentivo buoni e giusti sono andati improvvisamente in pezzi. In quei momenti, ho imparato a confidare nel fatto che Dio è il giardiniere della mia vita. Vede il mio potenziale anche quando io non ci riesco. La Sua “potatura” è sempre un atto d’amore.

Mi dà conforto sapere che il mio amorevole Padre in cielo mi sta guidando verso qualcosa di più grande di quanto possa attualmente immaginare.

L’autosufficienza fa crescere

Lehi ci ha insegnato che “gli uomini sono affinché possano provare gioia” (2 Nefi 2:25). Diventare autosufficienti richiede fede, lavoro e pazienza, ma ne vale davvero la pena.

Quando fissiamo delle mete, facciamo dei piani, agiamo “di [nostra] spontanea volontà” (Dottrina e Alleanze 58:27) e confidiamo in Dio abbastanza da permetterGli di cambiare quei piani quando necessario, cresciamo fino a diventare le persone che Lui desidera che diventiamo.

Sono molto grato per le lezioni che ho imparato durante la missione, specialmente dall’imparare una nuova lingua. Anche se sto ancora aspettando attivamente il Signore in altri aspetti della mia vita, so di potermi fidare di Lui.

Ovunque ti trovi nel tuo viaggio verso l’autosufficienza, ricorda: il Signore non si aspetta che tu faccia tutto da solo. Invita il Signore nel processo. Appoggiati alle persone che ti mette accanto. E sii paziente con te stesso.

Col tempo, guarderai indietro e vedrai che, affidandoti a Lui, ogni difficoltà, ogni ritardo e ogni cambiamento inaspettato ti avranno aiutato a diventare più capace, compassionevole e pieno di gioia.

Note

  1. Vedere “Taking the Gospel to Britain: A Declaration of Vision, Faith, Courage, and Truth”, Ensign, luglio 1987, 7.

  2. Hugh B. Brown, “La pianta di ribes”, Liahona, marzo 2002, 22.