2025
Incoraggiarsi gli uni gli altri
Novembre 2025


11:53

Incoraggiarsi gli uni gli altri

Soltanto il Signore conosce appieno i nostri limiti e le nostre capacità individuali e, per questo motivo, Egli è l’unico pienamente qualificato per giudicare il nostro rendimento.

Recentemente ho letto di un’esperienza che mi ha toccato profondamente. È avvenuta durante il Campionato nazionale di atletica leggera USA Masters, una competizione per atleti senior.

Uno dei partecipanti alla gara dei 1.500 metri era il centenne Orville Rogers. L’autore ha riportato:

“Allo sparo di partenza, i corridori hanno spiccato il volo, lasciando immediatamente Orville in ultima posizione, dove è rimasto, solitario, per l’intera gara; trascinandosi molto lentamente. [Quando] il penultimo corridore ha tagliato il traguardo, a Orville mancavano ancora due giri e mezzo. Quasi tremila spettatori sono rimasti seduti discretamente a guardarlo mentre girava intorno alla pista, solo, in silenzio, e con un senso palpabile di disagio.

[Ma] quando ha iniziato il suo ultimo giro, la folla è balzata in piedi, incitandolo e applaudendolo. Al raggiungimento del rettilineo finale, gli spalti erano in delirio. Con l’esultante incoraggiamento di migliaia di spettatori, Orville ha attinto alle sue ultime riserve di energia. La folla è esplosa di gioia quando ha tagliato il traguardo ed è stato abbracciato dagli altri concorrenti. Con umiltà e gratitudine, Orville ha salutato gli spettatori e ha lasciato la pista insieme ai suoi nuovi amici”.

Questa per Orville era la quinta gara della competizione, e si era piazzato all’ultimo posto anche in ciascuno degli altri eventi. Alcuni potrebbero essere stati tentati di giudicare Orville, ritenendo che non avrebbe dovuto nemmeno gareggiare alla sua età, che il suo posto non fosse in pista, visto che aveva allungato notevolmente lo svolgimento delle sue gare per tutti gli altri partecipanti.

Tuttavia, pur arrivando sempre ultimo, quel giorno Orville ha battuto cinque record del mondo. Nessuno guardandolo lo avrebbe ritenuto possibile, ma né gli spettatori né i concorrenti erano i giudici. Orville non ha infranto nessuna delle regole e i funzionari non hanno abbassato alcun criterio. Ha partecipato alla stessa gara e soddisfatto gli stessi requisiti di tutti gli altri concorrenti. Eppure, essendo stato collocato nella categoria degli over 100, è stato preso in considerazione il suo grado di difficoltà — in questo caso la sua età e la sua limitata capacità fisica. E in quella categoria ha battuto cinque record mondiali.

Proprio come Orville ha avuto grande coraggio a scendere ogni volta su quella pista, anche ad alcune delle nostre sorelle e dei nostri fratelli è richiesto un grande coraggio per scendere nell’arena della vita ogni giorno, sapendo che potrebbero essere giudicati ingiustamente nonostante stiano facendo del loro meglio, contro probabilità scoraggianti, per seguire il Salvatore e onorare le alleanze fatte con Lui.

A prescindere da dove viviamo nel mondo, quale che sia la nostra età, tutti noi condividiamo il bisogno umano fondamentale di provare un senso di appartenenza, di sentire che siamo desiderati e necessari, e che la nostra vita ha uno scopo e un significato, indipendentemente dalle nostre circostanze o limitazioni.

Durante il suo ultimo giro di pista, la folla ha incitato Orville con grandissimo entusiasmo, e questo gli ha dato la forza di andare avanti. Non importava che fosse arrivato ultimo. Per i concorrenti e per gli spettatori, era molto più di una competizione. Sotto molti aspetti, questo è stato un bellissimo esempio dell’amore del Salvatore in azione. Quando Orville è arrivato al traguardo, tutti hanno gioito insieme.

Così come è accaduto durante il Campionato Masters, le nostre congregazioni e le nostre famiglie possono essere luoghi di incontro — comunità dell’alleanza, alimentate dal reciproco amore di Cristo — in cui ci incoraggiamo aiutandoci a vicenda a superare qualsiasi sfida affrontiamo, donando gli uni agli altri forza e incoraggiamento senza giudicarci a vicenda. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. La forza divina è data dall’unità ed è per questo che l’intento di Satana è quello di dividerci.

Purtroppo, per alcuni di noi, andare in chiesa a volte può essere difficile per tante diverse ragioni. Potrebbe essere qualcuno che sta attraversando una crisi di fede, oppure qualcuno che soffre di ansia sociale o depressione. Potrebbe essere qualcuno di un paese o di una razza differente oppure qualcuno dalle esperienze di vita o dai modi di vedere le cose diversi, che forse potrebbe sentirsi fuori posto. Potrebbe persino trattarsi di neo-genitori o di giovani genitori assonnati ed emotivamente provati, oppure di una persona non sposata in una congregazione piena di coppie e di famiglie. Potrebbe anche trattarsi di qualcuno che trova il coraggio di tornare dopo anni di assenza o di qualcuno con l’opprimente sensazione di non essere mai all’altezza e di non sentirsi mai parte di qualcosa.

Il presidente Russell M. Nelson ha dichiarato: “Se una coppia del vostro rione divorzia, o se un giovane missionario torna a casa in anticipo o se un adolescente dubita della propria testimonianza, non ha bisogno del vostro giudizio. Ha bisogno di provare il puro amore di Gesù Cristo che si riflette nelle vostre parole e nelle vostre azioni”.

La nostra esperienza in chiesa è fatta per fornire legami vitali, con il Signore e tra di noi, che sono immensamente necessari per il nostro benessere emotivo e spirituale. Tra le alleanze che stipuliamo con Dio, a cominciare dal battesimo, c’è la nostra responsabilità di amarci e prenderci cura gli uni degli altri come membri della famiglia di Dio — membri del corpo di Cristo — e non di limitarci a spuntare una casella su un elenco di cose che ci si aspetta che facciamo.

L’amore e la cura cristiani sono qualcosa di più elevato e santo. Il puro amore di Cristo è la carità. Come ha insegnato il presidente Nelson: “La carità ci spinge a ‘portare i fardelli gli uni degli altri’ [Mosia 18:8] invece che a gettare fardelli gli uni sugli altri”.

Il Signore ha insegnato: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”. E il presidente Nelson ha aggiunto: “La carità è la caratteristica principale di un vero seguace di Gesù Cristo. […] Il messaggio del Salvatore è chiaro: i Suoi veri discepoli edificano, innalzano, incoraggiano, persuadono e ispirano. […] Il modo in cui parliamo agli altri e degli altri […] conta davvero”.

Gli insegnamenti del Salvatore su questo argomento sono molto semplici. Si riassumono con la regola d’oro: fate agli altri ciò che vorreste che gli altri facessero a voi. Mettetevi nei panni di quella persona e trattatela nel modo in cui voi vorreste essere trattati se foste nella sua situazione.

Trattare gli altri in modo cristiano va ben oltre le nostre famiglie e congregazioni. Include anche le nostre sorelle e i fratelli appartenenti ad altre fedi o a nessuna fede. Include anche i nostri fratelli e sorelle di altri paesi e culture, così come coloro che hanno convinzioni politiche diverse. Facciamo tutti parte della famiglia di Dio ed Egli ama tutti i Suoi figli. Egli desidera che i Suoi figli amino Lui ma anche che si amino a vicenda.

La vita del Salvatore fu un esempio di come amare, radunare e sollevare anche coloro che la società aveva giudicato emarginati e impuri. Il Suo è un esempio che ci è stato comandato di seguire. Siamo qui per sviluppare le qualità cristiane e, col tempo, diventare infine come il nostro Salvatore. Il Suo non è un vangelo di liste da spuntare: è un vangelo di trasformazione — per diventare come Lui è e amare come Lui ama. Egli vuole che diventiamo un popolo di Sion.

A quasi 30 anni, ho attraversato un periodo di profonda depressione, durante il quale sembrava che la mia certezza della realtà dell’esistenza di Dio fosse improvvisamente scomparsa. Non riesco a spiegare appieno i sentimenti che provavo, se non dicendo che mi sentivo completamente smarrita. Sin da piccola avevo sempre saputo che il mio Padre in cielo era lì e che potevo parlare con Lui. Durante quel periodo, però, non sapevo più neanche se esistesse un Dio. Non avevo mai vissuto niente del genere in vita mia e mi sembrava che tutte le mie fondamenta si stessero sgretolando.

Di conseguenza, mi risultava difficile andare in chiesa. Ci andavo, ma in parte perché avevo paura di essere etichettata come “inattiva” o “meno fedele”, e avevo paura di diventare un progetto da assegnare a qualcuno. Ciò di cui avevo veramente bisogno in quel periodo era di sentire amore genuino, comprensione e sostegno da parte di chi mi circondava, e non giudizio.

Alcune delle supposizioni che temevo le persone avrebbero fatto su di me, le avevo fatte io stessa su altri quando erano loro a non frequentare regolarmente la Chiesa. Quella dolorosa esperienza personale mi ha insegnato alcune lezioni preziose sul perché ci è stato comandato di non giudicarci ingiustamente a vicenda.

C’è qualcuno tra noi che soffre in silenzio, temendo che si vengano a sapere le sue lotte nascoste perché non sa come potrebbero reagire gli altri?

Solo il Signore conosce appieno il reale livello di difficoltà con cui ciascuno di noi sta gareggiando nella corsa della vita: i fardelli, le sfide e gli ostacoli che affrontiamo e che spesso gli altri non riescono a vedere. Solo Lui comprende appieno quelle ferite e quei traumi che sconvolgono la vita, che alcuni di noi possono aver vissuto in passato e che continuano ad avere un impatto sul presente.

Spesso giudichiamo severamente persino noi stessi, pensando che dovremmo essere molto più avanti sulla pista. Solo il Signore conosce appieno i nostri limiti e le nostre capacità individuali e, per questo motivo, Egli è l’unico pienamente qualificato per giudicare il nostro rendimento.

Sorelle e fratelli, dobbiamo essere come gli spettatori di quella storia e incoraggiarci a vicenda lungo il nostro percorso di discepolato, quali che siano le nostre circostanze! Questo non ci richiede di infrangere delle regole o di abbassare degli standard. In realtà si tratta del secondo grande comandamento: amare il nostro prossimo come noi stessi. E, come ha detto il nostro Salvatore: “In quanto l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”, nel bene o nel male. Egli ci ha anche detto: “Se non siete uno non siete miei”.

Ci saranno momenti nella vita di ognuno in cui saremo noi ad aver bisogno di aiuto e incoraggiamento. Impegniamoci ora a farlo sempre gli uni per gli altri. Così facendo, diventeremo più uniti e promuoveremo uno spazio in cui il Salvatore può compiere la Sua sacra opera di guarigione e trasformazione in ognuno di noi.

A coloro tra voi che potrebbero pensare di essere rimasti molto indietro nella corsa della vita, in questo viaggio della vita terrena, vi imploro di continuare. Solo il Salvatore può giudicare appieno dove dovreste essere in questo momento, ed Egli è compassionevole e giusto. È Lui il grande Giudice della corsa della vita, ed è l’Unico a comprendere appieno il livello di difficoltà con cui state correndo, camminando o trascinandovi. Egli terrà conto dei vostri limiti, delle vostre capacità, delle vostre esperienze di vita e dei fardelli nascosti che portate, come pure dei desideri del vostro cuore. Potreste essere voi i prossimi a battere dei simbolici record mondiali. Vi prego di non perdere la speranza. Per favore, continuate! Per favore, restate! Il vostro posto è qui! Il Signore ha bisogno di voi, e noi abbiamo bisogno di voi!

In qualsiasi posto del mondo viviate, per quanto remoto possa essere, vi prego di ricordare sempre che il vostro Padre Celeste e il vostro Salvatore vi conoscono completamente e vi amano perfettamente. Loro non si dimenticano mai di voi. Vogliono riportarvi a casa.

Tenete lo sguardo fisso sul Salvatore. È Lui la vostra verga di ferro. Non lasciateLo. Attesto che Egli vive e che potete fidarvi di Lui. Attesto anche che Lui vi sta incoraggiando.

Prego che possiamo tutti seguire l’esempio del Salvatore e incoraggiarci gli uni gli altri. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.