2025
Una lezione tratta dalla storia della Chiesa mi ha insegnato che i nostri errori non definiscono chi siamo
Aprile 2025


Applicare Dottrina e Alleanze alla tua vita.

Una lezione tratta dalla storia della Chiesa mi ha insegnato che i nostri errori non definiscono chi siamo

La storia di William W. Phelps mi ha insegnato che posso essere perdonata dei miei peccati mediante l’amore e il sacrificio di Gesù Cristo.

un’illustrazione di dita che puntano verso un uomo demoralizzato

Hai mai commesso un errore che vorresti non aver fatto? O detto qualcosa che vorresti cancellare? Oppure pregato per ricevere il perdono sentendo, tuttavia, che non era abbastanza?

Ci siamo passati tutti.

Per quanto mi riguarda, non è raro ritrovarmi a implorare il Padre Celeste di perdonarmi. Ci sono state volte in cui mi vergognavo troppo per immaginare che qualcuno, persino il Salvatore, potesse perdonarmi.

Studiando le esperienze tratte dalla storia della Chiesa, mi sono resa conto che forse non ero l’unica a sentirmi così. Ho trovato speranza nella storia di William W. Phelps, che era un autore, un missionario e un dirigente agli albori della Restaurazione. Era un brav’uomo. Predicò il Vangelo ovunque si recasse e divenne un membro fidato del Sommo Consiglio nel Missouri. William era anche un caro amico di Joseph Smith.

Ecco perché il tradimento da parte di William fu un’esperienza particolarmente dolorosa.

Perdonato come il figliuol prodigo

Nel 1838, facinorosi e miliziani attaccarono e depredarono i santi nel Missouri, distruggendo le case e picchiando chi opponeva resistenza. In seguito, Joseph Smith e altri dirigenti della Chiesa furono arrestati per reati infondati. Temendo di essere processato insieme a loro, William W. Phelps e molti altri si accordarono con il pubblico ministero: testimoniando contro Joseph Smith sarebbero stati liberati.

Sotto giuramento, William si unì ad altre persone nel rendere falsa testimonianza contro il Profeta. Dopo il processo, Joseph e altri dirigenti della Chiesa furono rinchiusi nel carcere di Liberty. Mentre lasciava il tribunale da uomo libero, William sentì il peso delle sue azioni sulle spalle. Diversi anni dopo, Joseph Smith ricevette una lettera da William in cui questi gli chiedeva perdono.

“Sono come il figliuol prodigo”, scrisse William. “Sono stato grandemente abbassato e umiliato”.

In risposta, il Profeta gli scrisse: “Credendo che la tua confessione sia reale, e il tuo pentimento sincero, io sarò nuovamente felice di porgerti la mano dell’accoglienza e mi rallegro del ritorno del figliuol prodigo”.

Joseph Smith provò molta compassione per William. Proprio come il padre celebrò il ritorno del figliuol prodigo nelle Scritture (vedere Luca 15:11–32), anche i santi accolsero nuovamente William Phelps nel gregge.

Per William, il pentimento e il perdono — che probabilmente gli sembravano impossibili — erano diventati una realtà. E possono essere una realtà anche per noi!

L’anziano Dieter F. Uchtdorf del Quorum dei Dodici Apostoli ci chiede:

“Chi di noi non si è allontanato dal sentiero della santità, pensando stoltamente di poter trovare maggiore felicità seguendo il proprio corso egocentrico?

Chi di noi non si è sentito mortificato, addolorato e disperatamente desideroso di perdono e misericordia?”.

Forse ci vergogniamo troppo dei nostri errori per credere che potremmo essere perdonati. L’anziano Uchtdorf ci assicura: “Il nostro Padre Celeste correrà da noi, con il cuore traboccante di amore e compassione”.

L’amore di Cristo è più grande.

Joseph Smith riconobbe la sofferenza che William aveva causato: “È vero che noi abbiamo sofferto molto a seguito del tuo comportamento — la coppa dell’amarezza, già abbastanza piena per i mortali, si riempì veramente sino a traboccare allorché tu ti rivoltasti contro di noi”.

Joseph, però, continuò dicendo: “Tuttavia, abbiamo bevuto la coppa, la volontà del Padre nostro è stata fatta”.

Joseph riconobbe che i peccati di William erano stati scontati e che non c’era più bisogno che soffrisse. Il pentimento di William davanti al Padre Celeste poté liberarlo dal senso di colpa.

Cristo ha detto: “Ho bevuto da quella coppa amara che il Padre mi ha dato ed ho glorificato il Padre prendendo su di me i peccati del mondo” (3 Nephi 11:11).

Il Salvatore ha affrontato con amore tutte le sofferenze necessarie a pagare per i nostri peccati e per i nostri errori. Così, quando ci pentiamo e ci adoperiamo per cambiare la nostra vita, Egli desidera che andiamo avanti provando la gioia che ci ha assicurato. Non vuole che ci crogioliamo nell’infelicità. Ha bevuto dalla “coppa amara” affinché il nostro pentimento sincero possa bastare!

Nel Getsemani, Gesù Cristo ha conosciuto ogni forma di tradimento, vergogna, imbarazzo e dolore che un essere umano possa mai provare. Senza amici al Suo fianco, è stato condannato alla crocifissione. Sapeva che il Suo sacrificio era necessario, quindi è morto volontariamente per te e per me. Ma la mattina di Pasqua, è risorto trionfante.

L’anziano Jeffrey R. Holland, presidente facente funzione del Quorum dei Dodici Apostoli, ha detto: “Una delle grandi consolazioni di questa festività della Pasqua è che, grazie al fatto che Gesù percorse un sentiero talmente lungo e solitario, noi non dobbiamo fare altrettanto”.

Quali che siano i peccati o gli errori che abbiamo commesso, l’amore di Cristo è più grande. Non solo ci aiuterà ad andare avanti se ci pentiamo sinceramente, come impariamo da William W. Phelps, ma può anche aiutarci a perdonare chi ci ha fatto del male, come fece Joseph Smith.

Mai nella storia è stato compiuto un atto d’amore più grande dell’Espiazione di Cristo. Proprio come con il figliuol prodigo, il nostro Salvatore e il Padre Celeste ci accoglieranno ogni volta che ci rivolgiamo a Loro.

Quindi, se senti di essere al di là della portata del perdono, rivolgiti a Loro. Ti stanno aspettando.